Sanremo: la classifica dell’insegnante di italiano.
Il Festival di Sanremo genera sempre polemiche e ormai non stupisce più che nel corso delle cinque serate in cui si svolge siano trattati temi di interesse non prettamente artistico.

Forse è normale che sia così. Si tratta dopo tutto dell’evento televisivo più importante dell’anno e va bene che la musica non ne sia l’unica protagonista. Il Festival della canzone italiana è una grande occasione di promozione di moda, turismo, cultura, gossip.
Sanremo ci aiuta persino a studiare l’italiano.
Ogni anno ci offre un numero cospicuo di canzoni da ‘didattizzare’, sebbene io finisca per sceglierne una o massimo due a volta.
Se penso ad un insegnante di italiano per stranieri nella settimana del Festival, lo immagino seduto sul divano ad ascoltare le canzoni con avidità, figurandosi i brani in gara ritagliati e “strapazzati”, privati di alcune parole chiave, di verbi riflessivi o pronominali da reinserire in un cloze, oppure tempi verbali da trasformare dal presente al passato prossimo o viceversa.

Probabilmente il nostro insegnante, tra una birra e una fetta di pizza, vaglierà con zelo il potenziale materiale, immaginando per ogni pezzo la reazione dei suoi studenti. Deve però fare i conti con vari fattori: una canzone può portare molta allegria in classe, ma può rivelarsi troppo veloce e dispensare sorrisi ad alcuni studenti e provocare frustrazione in altri, o troppo lenta e finire per annoiare tutti.
A me per esempio è capitato di scegliere canzoni lontane dai gusti musicali degli studenti: quando ho portato in classe L’appuntamento di Ornella Vanoni ero assolutamente convinto di offrire ai ragazzi una perla rara. A fine lezione ho scoperto con grande sorpresa che la canzone non era piaciuta a nessuno perché troppo poco moderna.
In genere è più facile lavorare su un testo che contenga elementi adatti al livello della classe o dello studente con cui si lavora.
Prendiamo come esempio il testo di Tu non mi basti mai di Lucio Dalla. Si tratta di una canzone che può essere molto d’aiuto allo studente che abbia da poco iniziato o stia per studiare il futuro semplice.
Vorrei essere l’acqua della doccia che fai
Le lenzuola del letto dove dormirai
L’hamburger di sabato sera che mangerai, che mangerai
Vorrei essere il motore della tua macchina
Così di colpo mi accenderai
È una canzone molto tenera, non certo tra le migliori di Dalla, ma abbastanza orecchiabile da poter essere memorizzata con facilità. Presenta un ritmo regolare, rima esclusivamente desinenziale, e un’altissima frequenza di un particolare elemento grammaticale.
In genere se ne propone l’ascolto due o tre volte, con task sempre diversi, per far sì che lo studente familiarizzi con le forme del futuro semplice dei verbi che chiudono un buon numero di versi.
Che il testo sia grammaticalmente interessante può essere molto utile, perché le canzoni che portiamo in classe dovrebbero aiutarci a sviluppare attività che siano in linea con il sillabo. Questo non vale per le scelte che gli studenti fanno in autonomia. Fuori dalla classe uno studente si imbatte molto spesso in canzoni con testi troppo difficili rispetto al suo livello, eppure ciò non gli impedisce di sviluppare le proprie strategie di apprendimento.
Inoltre l’elemento ricorrente non deve necessariamente essere grammaticale.
L’anno scorso, per esempio, la canzone vincitrice del Festival (Una vita in vacanza de Lo Stato Sociale) offriva un elenco di professioni (alcune delle quali improbabili, ma comunque interessanti) che ho utilizzato per creare attività finalizzate allo sviluppo di lessico con studenti B1.
In ultimo, e lo vedremo parlando di Ultimo, il gusto personale dell’insegnante ha influenza sulla scelta del pezzo.
Ecco i motivi per i quali da una trentina di canzoni appena sfornate di solito scelgo di portarne in classe una o due.
Ma vediamo che cosa ci offrono le canzoni del Festival di Sanremo 2019.
Ho provato a stilare una classifica delle canzoni del Festival in base alla loro fruibilità da parte di uno studente o un insegnante. Non intendo fare un lavoro di selezione scientifico, ma solo dire umilmente cosa porterei in classe e cosa no.
Non si offenda nessuno dei cantanti (che naturalmente leggeranno questo articolo) e neanche dei fan, visto che in questa sede non si intende dare un giudizio di merito alla canzone ( sebbene non sia sicuro di potermi contenere sempre), ma solo valutare il grado di facilità con cui potrei costruirci delle attività didattiche.
Inoltre non si ha la presunzione di negare l’utilità dei testi esclusi da questa classifica: un testo autentico è (quasi) sempre utile.
Il vincitore è soltanto uno, come nella migliore tradizione sanremese. E anticipo subito che non è tra i tre artisti che sono saliti sul podio.
Non è Mamhood, la cui canzone però mi è piaciuta. Soldi non presenta un testo particolarmente interessante. Ne consiglierei l’ascolto, ma in classe la userei solo con uno studente che non si fosse ricordato di pagarmi (e con nessun altro).

Non si aggiudica il primo posto nemmeno Il Volo, con un testo che non presenta particolari spunti, se non per l’uso di qualche imperativo con pronome piazzato un po’ a caso. Troppo poco per noi. Lascio questo pezzo agli estimatori del trio, che, soprattutto all’estero, sono veramente tanti.
E, rischiando di attirarmi le antipatie di molti giovani italiani, il primo posto non spetta neanche ad Ultimo, che nella mia classifica è proprio ultimo.
Ne I tuoi particolari è “particolare” l’uso dei pronomi indiretti tonici, che più che ‘particolare’ definirei ‘improprio’.
Mi mancan tutti quei tuoi particolari
Quando dicevi a me
«Ti senti solo perché non sei come appari»
Tra i testi che non porterei mai in classe c’è quello di Loredana Berté, Cosa ti aspetti da me: il testo eccede nell’uso della licenza poetica con frasi tipo “ci vuole una vita per essere un attimo” o ancora “cosa ti aspetti in fondo a te” che lasciano in chi ascolta l’atroce dubbio di non conoscere l’italiano bene quanto l’autore del testo, Gaetano Curreri.

Irama mi ha dato una bella gatta da pelare. Il testo de La ragazza col cuore di latta è vivamente sconsigliato. I nostri studenti hanno già i loro problemi personali, lasciamoli tranquilli:
A volte la picchiava e le gridava “soddisfatta?”
Linda sentiva i brividi quando quel verme entrava in casa sbronzo
E si toglieva come prima cosa solo la cravatta.
Ma il papà della Linda di cui il cantante ci racconta la straziante storia, la cravatta se la toglie come prima cosa, prima degli altri indumenti intendo, oppure si toglie SOLO la cravatta? Solidarietà a tutte le Linde del mondo. Il testo non passa la selezione.
Mi sento di escludere il grande Nino d’Angelo, nonostante lui sia sempre all’altezza della sua missione, ovvero diffondere la bellezza di una lingua e una cultura che spesso non vengono apprezzate come si dovrebbe. È invece da suggerire assolutamente agli studenti di italiano innamorati di Napoli e dei napoletani.
Segue adesso un breve elenco di canzoni che non porterei mai in classe, principalmente perché trovo che, pur non contenendo nessun difetto formale, presentino delle eccedenze. Vediamo in cosa:
- Federica Carta e Shade, sembrano un po’ troppo acerbi ( forse si aggiudicano il premio per la categoria “italiano per stranieri – adolescenti”). Ne ho apprezzato però l’esibizione insieme a Cristina D’Avena.
- Ex Otago ha portato un pezzo senza pretese, che si intitola per l’appunto È solo una canzone.
Abbracciami per favore
Con te voglio fare tutto
Tutto ciò che sento
Resta con me
Perché da solo non ho fame
Poi non è bello cucinare
Solo per me
No. Scusatemi, è troppo…
Enrico Nigiotti ha dedicato una canzone al nonno: “mi mancano i tuoi fischi mentre stai a pisciare”. No, non è l’uso di “pisciare” che mi scandalizza. Il pezzo può anche piacere. Lo ascolti chi può.
La canzone di Einar, Parole nuove , ha un titolo perfetto per una lezione di lessico. Non presenta però nessun elemento degno di nota, se non il futuro semplice di due soli verbi. Troppe parole nuove. Niente da fare.
Ma Rolls Royce alla fine è un’automobile o una droga? Troppe polemiche attorno al pezzo. Lo si potrebbe presentare agli studenti con questo task: ascolta il testo, se vuoi leggilo pure, ma per favore dimmi se Achille Lauro si riferisce a una droga o all’automobile, perché io non lo so. Se lo sapessi però, continuerei a vivere la mia vita serenamente, magari canticchiando il pezzo di questo coraggioso trapper di tanto in tanto.
Tra le canzoni che ascolto volentieri e che suggerirei ai miei studenti, ma che non porterei in classe, annovero quelle di Motta, Patti Pravo con Briga, i Negrita, Paola Turci, Boomdabash, Ghemon, Francesco Renga e in ultimo Nek, con un bel testo (meno bella la musica) tratto dalla poesia di Borges.
Ed eccoci arrivati alla top five.
5- Quinta posizione per Anna Tatangelo, con il suo titolone Le nostre anime di notte, ispirato probabilmente al film di Ritesh Batra, con Robert Redford e Jane Fonda, e solo indirettamente all’omonimo romanzo scritto da Kent Haruf. Difficilmente userei questo pezzo a lezione, ma se mi si costringesse, allora cercherei di sviluppare qualcosa attorno al passato prossimo dei verbi riflessivi.
4- Al quarto posto un testo adatto a classi di livello B. Molto poetico. Da usare per lessico e stile. Parliamo di un bravo artista, cantautore, attore teatrale e scrittore. Simone Cristicchi con la sua Abbi cura di me.
3- Segue un gruppo molto particolare. Gli Zen Circus. L’amore è una dittatura. Si potrebbe fare una gran bella lezione con questo testo. Il livello è alto, non inferiore al B2. È un testo sofisticato. Suggerirei attività legate al lessico, all’uso di metafore. Un contenuto complesso che può dare spunto a interessanti conversazioni guidate.
2- E a proposito di conversazione, tema di una lezione potrebbe benissimo essere quello affrontato da Daniele Silvestri nel suo brano: lo stato di smarrimento di un adolescente che ha perso il contatto con la realtà, forse per l’inadeguatezza di chi lo ha messo al mondo. Il testo è anche ricco di spunti di grande interesse grammaticale: il passato remoto, come pure un sapiente uso del congiuntivo (e non è sempre scontato).

1- Al primo posto (rullo di tamburi) Arisa con Mi sento bene.

È l’unico testo sul quale mi sia stato fin da subito chiaro come intervenire.
Inizierei la lezione facendo ascoltare l’intro ai miei studenti:
Credere all’eternità è difficile
Basta non pensarci più e vivere
E chiedersi “che senso ha?” È inutile
Se un giorno tutto questo finirà
Ritrovare un senso a questo assurdo controsenso
È solamente la più stupida follia
Le parole sono pronunciate in modo molto chiaro. Forse serviranno due ascolti perché tutti possano rispondere al task: fare ipotesi, in coppia e poi in plenum, sul contenuto del resto della canzone che stanno ascoltando.
Procederei dunque con un ascolto integrale della canzone per tentare una verifica delle ipotesi formulate. Gli studenti con un livello più basso potrebbero non aver compreso ancora abbastanza bene il brano da poter svolgere l’attività. Si potrà in questo caso procedere diversamente, dando il titolo e proponendo un esercizio diverso:
Mi sento bene se…
Gli studenti possono fare molti esempi: “mi sento bene se mangio dolci” o “ mi sento bene se faccio shopping”. A quel punto potremmo chiedere loro di ascoltare il ritornello e di cercare di comprendere quando Arisa si sente bene.
Se non ci penso più mi sento bene
Guardo una serie alla tv e mi sento bene
Leggo un giornale, mi sdraio al mare
E prendo la mia vita come viene
Se non ci penso più mi sento bene
Dopo il confronto proporrei almeno altri due ascolti integrali. Il primo finalizzato alla comprensione delle cose che fanno stare bene Arisa nella parte restante del testo. Il secondo ascolto, magari associato a lettura del testo, potrà invece essere di recupero del precedente task e/o di verifica delle ipotesi formulate prima.
Numerose attività possono essere sviluppate sull’uso di ci e ne: “Se non ci penso più” oppure “cosa ne sarà …”.
In quest’ultimo caso si potrebbe chiedere agli studenti di stilare un elenco di cinque “sogni nel cassetto” che avevano da bambini e di lavorare in coppia, scambiandosi gli elenchi e facendo domande al compagno del tipo “che n’è stato del tuo sogno di girare il mondo?”.
Frequente nel brano è l’uso del periodo ipotetico della realtà “se sto al telefono con te, mi sento bene”.
Il testo è abbastanza versatile. Copre, secondo me, un range di livelli che vanno dall’A2 al B2. Sarebbe interessante in un altro momento sviluppare il lesson plan che proporrei a ciascun livello.
La canzone ha un ritmo incalzante, risulta divertente e ha un contenuto positivo. Arisa ha una buona dizione. Non sfugge qualche licenza poetica, ma la si perdona volentieri.
Non ci resta che provare.
https://www.youtube.com/watch?v=wVnXfZa7S8I

MI SENTO BENE
Credere all’eternità è difficile
Basta non pensarci più e vivere
E chiedersi “che senso ha?” È inutile
Se un giorno tutto questo finirà
Ritrovare un senso a questo assurdo controsenso
È solamente la più stupida follia
Se non ci penso più mi sento bene
Guardo una serie alla tv e mi sento bene
Leggo un giornale, mi sdraio al mare
E prendo la mia vita come viene
Se non ci penso più mi sento bene
Cosa ne sarà
Dei tanti giuramenti degli amanti
Di tutti i miei rimpianti
Dell’amore e della crudeltà?
Cosa ne sarà
Dei sogni nei cassetti, poveretti,
Dei grandi amori persi
Quando questo tempo finirà?
Se non ci penso più mi sento bene
Mi sveglio presto il lunedì e mi sento bene
Le strade piene quando è Natale
Magari non è niente di speciale
Ma tutto questo mi fa stare bene
Se non ci penso più mi sento bene
Se sto al telefono con te mi sento bene
I baci in corsa, le calze a rete
Gli inviti a cena per fare l’amore
Sentirmi bella mi fa stare bene
Cosa ne sarà
Dei pomeriggi al fiume da bambina,
Degli occhi di mia madre
Quando questo tempo finirà?
Se non ci penso più mi sento bene
Se faccio quello che mi va mi sento bene
Balliamo un tango sotto la neve
Non penso a niente e tutto mi appartiene
E più non penso e più mi sento bene
E non pensare più a cosa dire
Sentirmi libera da me, come i bambini
Restare nudi, lasciarsi andare
E non aver paura di invecchiare
Accarezzare tutto e stare bene
Forse è tutto qui il mio vivere
Quasi elementare, semplice
Ridere non è difficile
Se cogli il buono di ogni giorno
Ed ami sempre fino in fondo
Adesso voglio vivere così